Le donne di Tabuloni di Borgomanero e l'unità d'Italia di Ugo Zanetta- Gianni Strigini


La battaglia di Novara è ormai finita, Radetzky il 21 marzo 1849 ha vinto la prima scaramuccia a Mortara e due giorni dopo la battaglia di Novara è finita.
A Vignale sarà firmato l'armistizio con il nuovo re di Sardegna Vittorio Emanuele II. Re Carlo Alberto abdica e parte per l'esilio. Questa la storia ufficiale, la guerra è finita, ma la situazione degli uomini partecipanti agli eventi è ancora molto dura.
A Novara ed in provincia le razzie degli sbandati dell'esercito Sardo Piemontese, senza viveri e alloggiamenti, danno luogo a rilevanti proteste da parte delle vittime.
Anche a Borgomanero ci sono richieste di risarcimenti per i danni inflitti dagli uomini del proprio esercito. La storia però dimentica e trascura la partecipazione delle persone normali agli eventi importanti. Anche da Borgomanero alcune uomini hanno fatto la battaglia di Novara.


Per esempio Giovanni Battista Piemontesi, coniugato con Maddalena Erbetta, affittuario con il proprio gruppo famigliare della cascina Cirella di Tabuloni, proprietà della chiesa parrocchiale di Borgomanero, cavalleggero del III Battaglione di Cavalleria. Assieme a lui c'era anche un certo Antonio Barbaglia, piccolo commerciante di bestiame anch'egli di Tabuloni.
 Dui dal scioppu, come si dice. Costoro erano stati richiamati dal loro battaglione per cui parteciparono anche alla storica battaglia di Novara. Le voci arrivavano alle famiglie a Borgomanero convulse ed imprecise.
A Novara la guerra sembra finita e persa. Un giorno giunge a Tabuloni un cavalleggero addetto alle salmerie del reggimento e ragguaglia le famiglie Piemontesi e Barbaglia della precaria situazione dei due combattenti: i loro cari sono là a Novara tra gli altri soldati, pieni di pidocchi e di fame!
C'è a Novara una gran confusione e manca anche il cibo. La fame sta colpendo i nostri uomini arruolati nell'esercito di Carlo Alberto. Una grande sconforto prende tutti e nessuno sembra in grado di reagire.

 Le donne della famiglia prendono una decisione incredibile, vista la generale considerazione della gente

L'arrivo delle donne alla cascina Bicocca di Novara 

dell'epoca, secondo la quale le donne stanno a casa ad aspettare. Le due mogli dei cavalleggeri, donne più che intrepide, attaccano al carro di casa la mucca e vanno al forno di Cureggio.

Dalle scorte alimentari di casa hanno prelevato della farina, immaginiamo di granturco vista l'epoca, cuociono venti pani, föc na cocia ad pöc, e caricano tutto sul carretto. Il giorno dopo, alle quattro del mattino, partono per Novara alla ricerca ed in soccorso ai loro uomini. Il carretto trainato dalla mucca, pian piano arriva a Novara, le donne girano per il campo di battaglia e sino a trovare i loro uomini, per sfamarli con pane e formaggino, salame e vinello di casa.

 L'unità d'Italia credo sia partita da decisioni come questa, decisione ed azione intrapresa da persone normali, quando tutti, autorità comprese, stavano alla finestra in attesa degli eventi.